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Ufficio stampa architettura: cosa guarda un editor prima di pubblicare

221 pubblicazioni dopo: cosa vuole davvero un editor da un progetto di architettura. Il punto di vista di chi ha lavorato da entrambi i lati del tavolo: progettista e digital editor

Sono un’architetta. Ma prima di fondare Thus Newswire mi sono formata anche come digital editor: ho passato tempo dall’altra parte del tavolo, quella di chi apre ogni mattina un’inbox con decine di proposte e ha pochi minuti per decidere a chi dare seguito e chi ignorare. È questo doppio punto di vista, chi progetta e chi decide cosa pubblicare, il motivo per cui, negli anni, siamo riusciti a costruire un metodo che ha portato oltre 221 pubblicazioni per i nostri clienti su testate come Dezeen, ArchDaily, Domus ed Elle Decor.

E la lezione più importante che porto da quell’esperienza è questa: il progetto è raramente la variabile che decide se viene pubblicato o ignorato. A fare la differenza è quasi sempre come viene presentato.

Perché il progetto non è (quasi) mai il problema

È una scoperta scomoda, soprattutto per chi ha investito mesi in un progetto e si aspetta che “parli da solo”. Ma un editor non valuta il progetto nella sua interezza: valuta il materiale che gli arriva, nel tempo che ha per valutarlo — spesso pochi secondi per la prima impressione, qualche minuto per il resto.

Questo significa che due progetti di pari valore possono avere destini completamente diversi, a seconda di come sono stati presentati. È una buona notizia, in realtà: significa che la variabile che conta di più, la presentazione, è anche quella su cui uno studio ha il controllo totale.

Le 5 cose che un editor guarda per prime

1. La prima immagine vale più di mille parole di comunicato

Un editor scorre decine di proposte al giorno, spesso dal telefono, spesso tra una riunione e l’altra. Se la cover non racconta il progetto in due secondi, non la foto più scenografica, ma quella che comunica meglio l’idea del progetto, il resto del comunicato non viene nemmeno aperto. La selezione avviene prima ancora di leggere una parola.

 

2. Il testo si legge in 10 secondi, non in 10 minuti

Non serve la storia dello studio, né l’elenco di tutti i premi vinti. Serve rispondere a una domanda sola, nelle prime righe: perché questo progetto merita spazio adesso, rispetto a tutti gli altri ricevuti quella settimana. Chi scrive bene un comunicato di architettura pensa come un editor, non come un progettista che racconta il proprio lavoro.

3. Il materiale deve essere pronto all’uso

Foto ad alta risoluzione e correttamente nominate, crediti già scritti (progettista, fotografo, committente quando previsto), planimetrie leggibili. Un editor non ha tempo di chiedere due volte: se manca qualcosa, nella maggior parte dei casi il progetto passa semplicemente in secondo piano, senza che nessuno lo comunichi esplicitamente.

4. Il tempismo pesa quanto il contenuto

Un progetto appena concluso ha molte più possibilità di uno vecchio di due anni. Le redazioni cercano attualità, non archivio. Il momento giusto per proporre un progetto è la fine del cantiere — non mesi dopo, quando il materiale è pronto ma l’interesse, spesso, è già scemato.

5. La relazione conta più del singolo invio

Il press office non è un’email spedita una volta e poi dimenticata. È una relazione costruita nel tempo: chi ha già pubblicato un progetto di uno studio, o conosce quello studio come fonte affidabile di materiale ben organizzato, è più propenso a dare fiducia al prossimo invio. Ogni comunicato ben fatto rende il successivo più facile, non solo per sé stesso.

Comunicare bene è un lavoro, non un accessorio

Per uno studio di architettura questo si traduce in una cosa molto concreta: comunicare il proprio lavoro non è un’attività da fare “quando c’è tempo” dopo aver chiuso un progetto. È parte del lavoro tanto quanto progettarlo. Chi tratta la comunicazione come un dettaglio finale ottiene, quasi sempre, risultati proporzionali a quanto tempo le ha dedicato: poco.

Come lavora thus Newswire

Da quando abbiamo fondato Thus Newswire applichiamo questo metodo ogni giorno per i nostri clienti architetti e designer: oltre 221 pubblicazioni ottenute su testate come Dezeen, ArchDaily, Domus ed Elle Decor. Non è un risultato di fortuna o di conoscenze giuste: è il risultato di un metodo, materiale pronto, tempismo corretto, relazioni curate nel tempo, applicato con costanza, invio dopo invio.

Vuoi capire come applicare questo metodo alla comunicazione del tuo studio? Contattaci per una valutazione gratuita del tuo materiale di comunicazione.