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Officina Abitare. The concept of “retrofitting”. EN/IT

Officina Abitare is an Italian architectural studio founded by Sara Bartolini and Matteo Pierattini. Its name translates into English as “Living Workshop” and this is reflected by the search for an optimisation of quality of life that is brought into every project.


Officina Abitare is an Italian architectural studio founded by Sara Bartolini and Matteo Pierattini. Its name translates into English as “Living Workshop” and this is reflected by the search for an optimisation of quality of life that is brought into every project


Your architecture is inspired by the Tuscan landscape and its colors, but above all what you want to reflect are the traditions of building and materials. What gave rise to this passion and, above all, why have you, as professionals, chosen to create architecture so peculiar in a world that, we can say, often imitates?

Our approach to design is mediated both by the place in which we were born and grew up, namely Tuscany, and by our own personal education. Tuscany is a place in which, from an early age, you compare yourself to an important aspect of design. The ability to create beauty at all scales of the project, from detail to territory: this education to beauty, and integrated design, shape you and guide you for the rest of your life. 

It also teaches you how to design not only by considering the exterior appearance of the work, but also how it is made, how it relates to what is around, how long it will last and how it will behave as it ages.

Tuscany is also a difficult place to do architecture, because it is very conservative: this aspect is also formative, because it forces you both to work and relate to the technology and ways of the past. The challenge is to give the best of yourself making spaces coexist, the forms and materials of contemporaneity with historical context. 

Our personal schooling was immediately oriented towards two fundamental aspects, the attention to natural forms and materials and aspects related to sustainability. 

We have both always had a love for historical architectural materials such as stone, lime, wood, and their technologies used for millennia and largely forgotten during the industrial construction revolution of the twentieth century. This is added to our other passion for natural remnant materials, such as hemp, straw, cellulose, wood fibers, all materials that today can be used to create beautiful environments, useful in terms of energy and pollution.

The context in which we grew up taught and guided us to sustainability: the old anonymous architecture, of which Tuscany is full of. This was a world that really functioned at kilometer zero, by necessity, in which the building process was never detached from the context, orientation, and geological nature. Behind this aspect hides a philosophy of approach to construction that has always seemed right and desirable for the contemporary. Fortunately, in addition to today’s abuse of the term “sustainability” there is also a concrete development of plenty of literature and examples of designers who have illuminated our educational path, and who have made us what we are today.

Our way of doing architecture reflects all this and addresses all aspects of the project. We care not only about the spatial and aesthetic: which is another of the great lessons that the old designers left us. It is increasingly difficult to keep in the current reality of architecture and buildings where everything is fragmented in specialized sectors that often struggle to talk to each other.   

Le vostre architetture sono ispirate al paesaggio toscano e ai suoi colori, ma soprattutto quello che volete rispecchiare sono le tradizioni del costruire e dei materiali. Da cosa è nata questa passione e soprattutto che percorso avete fatto, come professionisti, per giungere a creare architetture così peculiare in un mondo, che possiamo dire, spesso emula?

Amo il mio lavoro per ciò che di me riesce a trasmettere alle persone. Amo viaggiare, conoscere e ricercare. La mia trasversalità né è la conseguenza, unita alle occasioni che si sono susseguite in quasi 20 anni di esperienze professionali. Adoro lo sviluppo di nuovi “tagli”, la sperimentazione di nuove texture, impiegare materiali della tradizione rivisitandoli in chiave moderna, armonizzare colori e superfici giocando con le ombre e le loro proprietà tattili. Rielaborare, riutilizzare e allo stesso tempo innovare. Lasciando però sempre al centro dei miei lavori l’uomo, perché che si ragioni di uno spazio dedica

Il nostro approccio alla progettazione è mediato sia dal luogo nel quale siamo nati e cresciuti, ovvero la Toscana, sia dal nostro personale percorso di formazione. La Toscana è un luogo nel quale, fin da piccolo, ti confronti con un aspetto importante della progettazione, ovvero la capacità di creare bellezza a tutte le scale del progetto, dal dettaglio al territorio: questa educazione alla bellezza, ed alla progettazione integrata, ti forma e ti orienta per il resto della tua vita. 

Ti insegna inoltre a progettare non considerando solo l’aspetto esteriore dell’opera, ma anche come è fatta, come si relaziona a quello che ha intorno, quanto potrà vivere e come si comporterà invecchiando.

La Toscana è anche un luogo difficile nel quale fare architettura, perché molto conservativo: anche questo aspetto è formativo, perché ti obbliga sia a lavorare e relazionarsi con tecnologie e forme del passato, sia a dare il meglio di te stesso per far coesistere gli spazi, le forme ed i materiali della contemporaneità con il contesto storico nel quale agiamo. 

Il nostro personale percorso di formazione è stato orientato da subito verso due aspetti fondamentali, l’attenzione alle forme ed ai materiali naturali e gli aspetti connessi alla sostenibilità. 

Abbiamo entrambi sempre avuto un amore per i materiali storici dell’architettura come la pietra, la calce, il legno, ed alle loro tecnologie utilizzate per millenni e in gran parte dimenticate durante la rivoluzione industriale dell’edilizia del Novecento. A questo si aggiunge l’altra nostra passione per i materiali naturali spuri, quali canapa, paglia, cellulosa, fibre di legno, tutti materiali che oggi possono essere utilizzati per creare ambienti belli, prestanti in termini energetici e poco inquinanti.

Il contesto nel quale siamo cresciuti ci ha poi insegnato e formato alla sostenibilità: le vecchie architetture anonime di cui è piena la Toscana raccontano di un mondo che funzionava veramente a km zero, per necessità, nel quale il processo edilizio non era mai svincolato dal contesto, dall’orientamento, dalla natura geologica. Dietro a questo aspetto si nasconde una filosofia di approccio alla costruzione che ci è sempre sembrata giusta ed auspicabile anche per la contemporaneità. Fortunatamente, oltre l’abuso odierno del termine “sostenibilità”, c’è invece anche uno sviluppo concreto di tantissima letteratura ed esempi concreti di progettisti che hanno illuminato il nostro percorso formativo, e che ci hanno resi quello che siamo oggi. 

Il nostro modo di fare architettura riflette tutto questo, ed affronta tutti gli aspetti del progetto, non solamente quello spaziale ed estetico: che è poi un’altra delle grandi lezioni che i vecchi progettisti ci hanno lasciato, e che è sempre più complesso mantenere nella realtà attuale dell’architettura e delle costruzioni dove tutto è frammentato in settori specializzati che spesso fanno fatica a parlare tra di loro.   

to all’accoglienza o che questo sia dedicato alla vendita il vero protagonista deve sempre e soltanto essere l’essere umano, che poi è ospite, cliente, ma anche critico ed “influencer” in epoca di riscontri digitali. 


CASA Citerna
Photo Credits:Leonardo Morfini

You say that your approach to renovation is linked to the world of “retrofitting”. What does it mean specifically?

Retrofitting is an English word that refers to the concept of adapting a dated object in order to make it suitable for contemporaneity. It is the predominant aspect of our work, which leads us daily to relate with more or less old buildings, designing a complex system of transformations useful to transport them into the contemporary. 

In fact, we are largely responsible for renovating existing buildings, whether they are ancient ruins in the Tuscan countryside, dilapidated apartments in antiquated buildings in the historic center of Florence or more recent apartments fabricated in the nineteenth and twentieth centuries. In all cases our attitude is mostly the same: to approach the project at 360°, transforming the space to the changed needs of contemporary living. We move from the intelligent introduction of new technological services and equipment and increase their energy performance whenever possible. We always encourage the reduction of consumption and utilize small and minimally invasive appliances. We employ artisans and long standing companies who continue in the heritage of historical finishing techniques such as “pastellone”, lime finishes, and install traditional materials like terracotta, travertine and chestnut wood.

In aesthetic terms, what we like most is to posture contemporary forms with historical materials. We use unrefined present day local materials, which obviously creates a certain kind of beauty in our renovations. 

Voi affermate che l’approccio alla ristrutturazione che voi portate avanti è legato al mondo del retrofitting. Cosa significa nello specifico?

Retrofitting è una parola inglese che rimanda al concetto di adeguamento di un oggetto datato al fine di renderlo idoneo alla contemporaneità. È l’aspetto predominante del nostro lavoro, che ci porta quotidianamente a relazionarci con edifici più o meno vecchi, progettando un sistema complesso di trasformazioni utili a trasportarli nella contemporaneità. 

Noi difatti ci occupiamo in larga parte di ristrutturare edifici esistenti, che si tratti di antichi ruderi nella campagna toscana, di appartamenti fatiscenti in antichi palazzi del centro storico di Firenze o di appartamenti nei tessuti più recenti otto-novecenteschi. Ed in tutti i casi, il nostro approccio è perlopiù il medesimo: affrontare il progetto a 360°, a partire quindi dalla trasformazione dello spazio per adeguarlo alle necessità mutate del vivere contemporaneo, passando dall’introduzione intelligente di nuovi servizi e dotazioni tecnologiche, elevandone ogniqualvolta è possibile le prestazioni energetiche mediante tecnologie naturali e poco processate dall’industria edilizia, favorendo sempre il contenimento dei consumi al fine di dotarsi di impianti piccoli e poco invasivi, ricorrendo a piccoli artigiani che continuano la tradizione di tecniche di finitura storiche quali il “pastellone”, le finiture continue a calce, e favorendo l’installazione di materiali della tradizione prodotti da aziende storiche locali, quali il cotto, il travertino, il legno di castagno. In termini estetici, quello che ci piace di più è trovare pose e forme contemporanee ai materiali storici, ovvero ritrovare una collocazione ed un uso nella contemporaneità a materiali locali, poco processati, che ovviamente creano a loro volta un certo tipo di estetica nei nostri interventi. 

CaASA CITERA
Photo Credits Leonardo Morfini

Often we stop at a superficial reading of a finished project, focusing on finishes and glimpses, but within your projects (as well as materials) there is a lot of technology and study of energy efficiency. We are curious to know how a design process takes place in which, surely, the aesthetic component does not so easily trump the technique. What is the path and the evaluation that along the way you find yourself undertaking?

In general, we like to think that within a project everything must be integrated and that there must not be an aspect that prevails over the others, on principle. By this we mean that aesthetics, in itself, is certainly a fundamental aspect in the work of an architect, but that it is all the more enduring and concrete when it is born and develops from the real and overall needs of properly mediated design. 

We are interested in creating beautiful and comfortable spaces that arise from the real needs of comparison between the designer and the client, not from scenic voluptuousness aimed at the final photographic rendering.

Our design process therefore starts by listening to the client and by understanding the building which we will be working with. Based on this, we try to propose spatial and technical solutions that are related to people’s needs, budgets and context. 

It is a very concrete and simple way of proceeding, which is then cemented by the integrated management of all the professionals involved. First in design and then in the undertaking, managing performance and obviously also the aesthetic established at the beginning.

As we have already said, a guiding aspect in our projects is to raise the sustainability of the buildings of which we work. Sustainability can be implemented in many ways: 1) by taking into account the orientation of the interior spaces and then making the most of the surrounding environment, 2) to make a building or space more comfortable and less energy-intensive, 3) giving priority to the insulation of buildings over heating equipment and 4) choosing low-processed local materials that create minimal waste. 

Clearly everything is mixed together and evaluated from an aesthetic point of view, which remains a fundamental aspect. We are not obsessed with the appearance of our architecture. We firmly believe that the aesthetics of a project must be the result of a complex process that combines spatial, constructive, static, technological reasons: in a word architecture, not scenography.  

Spesso ci si ferma ad una lettura superficiale di un progetto terminato, soffermandoci sulle finiture e gli scorci, ma dietro, o meglio dentro i vostri progetti, oltre che materiali c’è tanta tecnologia e studio dell’efficientamento energetico. Saremo curiosi di sapere come si svolge un processo progettuale in cui sicuramente la componente estetica non la da vinta tanto facilmente alla tecnica. Ovvero qual’è il percorso e le valutazioni che lungo il cammino vi trovate ad intraprendere e come mediate con l’estetica.

In linea generale, ci piace pensare che all’interno di un progetto tutto deve essere integrato, e che non debba esserci un aspetto che prevale sugli altri per principio preso. Con questo intendiamo dire che l’estetica, di per sé, è certamente un aspetto fondamentale nel lavoro di un architetto, ma che questa è tanto più duratura e concreta quando nasce e si sviluppa dalle esigenze reali e complessive della progettazione adeguatamente mediate. 

Siamo interessati a creare spazi belli e confortevoli che nascano dalle reali esigenze di confronto tra il progettista ed il committente, non da voluttà scenografiche finalizzate alla resa fotografica finale.

Il nostro processo progettuale, pertanto, parte in prima battuta dall’ascolto della committenza, e dalla lettura del contesto o dell’edificio sul quale interveniamo. Sulla base di questo, cerchiamo di proporre delle soluzioni spaziali e tecniche che siano legate proprio a questo, ovvero esigenze e budget delle persone e contesto. 

È un modo molto concreto e volendo anche semplice di procedere, che poi trova concretizzazione nella gestione integrata di tutte le professionalità coinvolte nella progettazione prima, e nella realizzazione poi, orientando tutti gli attori coinvolti verso obiettivi spaziali, prestazionali e ovviamente anche estetici stabiliti in partenza.

Come abbiamo già detto, un aspetto guida nei nostri progetti è quello legato ad elevare la sostenibilità degli edifici sui quali lavoriamo. La sostenibilità può essere implementata in molti modi: progettando tenendo conto dell’orientamento degli spazi interni, e quindi sfruttando al meglio l’ambiente circostante per rendere un edificio o uno spazio più confortevole e meno energivoro, privilegiando la coibentazione degli edifici rispetto alle dotazioni impiantistiche, scegliendo materiali locali poco processati che creano rifiuti di cantiere smaltibili facilmente. 

Chiaramente, tutto viene mixato assieme e valutato anche sotto il profilo estetico, che rimane un aspetto di fondamentale importanza. Ma non siamo ossessionati dall’apparire delle nostre architetture, e crediamo fermamente che l’estetica di un progetto debba essere il risultato di un processo complesso che unisce ragioni spaziali, costruttive, statiche, tecnologiche: in una parola architettura, non scenografia.  



CASA CITERA
Photo Credits Leonardo Morfini

We know that within your projects you have materials that you are most fond of, especially returning to the concept of energy efficiency and the use of natural and traditional materials. What are these materials and why do you love them so much?

Whether it’s thermal insulation, finishes or floors, we like to work with natural materials that are not processed and possibly local, or materials created with industrial or craft processes. We start with raw materials such as wood or natural fibers, earth and rock, which are the materials with which man has made architecture since the dawn of his existence. Specifically, in the case of thermal insulation, we prefer the use of hemp, straw, wood fibers, sheep wool mats and recycled wool; in the case of finishes, we work with natural limes for plastering, continuous surfaces and painting, terracotta, wood and natural stones for floors and walls.

We love these materials because they are full of advantages, despite a certain industrial culture in building circles, for over a century which has been in favor of new products.  

The insulators mentioned are very good for both the summer and winter. They are breathable and hygroscopic: this means that they help to maintain a fair percentage of water vapor in the interior, thus promoting the well-being of the inhabitants.

The finishing materials mentioned are healthy, rich in texture, durable and with the ability to improve in aging, contrary to many industrial products. 

When laid with the right products, they are all materials that do not release pollutants indoors, helping to make indoor environments healthy. 

They are also materials that speak the same language as those that we find already laid in most of the houses we renovate, especially in the countryside, both in terms of technology and aesthetics. 

Another aspect that we consider very important, and that guides us in the choices, is the origin: most of the materials mentioned above are produced at zero km, starting from raw materials produced in the area. This aspect is very important for us: we like to value the artisanal knowledge of the place where we work, both Tuscany or anywhere else. It is also one of the few ways to escape globalization, which too often leads to a depersonalization of architectural projects that no longer have any connection with the place in which they arise. Using natural, artisanal, local materials is a way to elevate the quality of the project, strengthening its link with the history and tradition of a place. 

At the same time, we like to study contemporary uses for these materials and then reaffirm the need to innovate, look ahead, contextualize these objects and these techniques to today.

Sappiamo che all’interno dei vostri progetti avete dei materiali a cui siete più affezionati, soprattutto tornando al concetto dell’efficienza energetica e dell’uso di materiali naturali e tradizionali. Quali sono questi materiali e perché li amate tanto?

Che si tratti di isolamento termico, di finiture o pavimenti, ci piace lavorare con materiali naturali poco processati e possibilmente locali, ovvero materiali creati con processi industriali o artigianali non troppo complessi, a partire da materie prime come legno o fibre naturali, terra e roccia, che sono poi i materiali con i quali l’uomo ha fatto architettura dagli albori della sua esistenza. Nel concreto, nel caso dell’isolamento termico, privilegiamo l’impiego di canapa, paglia, fibre di legno, materassini in lana di pecora e derivanti da lane riciclate; nel caso delle finiture, lavoriamo con calci naturali per intonaci, superfici continue e tinteggiature, terrecotte, legno e pietre naturali per pavimenti e rivestimenti. 

Amiamo questi materiali perché sono pieni di vantaggi, nonostante una certa cultura industriale del costruire cerchi da oltre un secolo di mandarli a riposo in favore di nuovi prodotti.  

Gli isolanti citati sono molto prestanti sia sul lato estivo che su quello invernale, sono traspiranti ed igroscopici: questo significa che aiutano a mantenere una giusta percentuale di vapore acqueo negli ambienti interni, favorendo quindi il benessere degli abitanti.

I materiali di finitura citati sono salubri, ricchi nelle texture e mai seriali, durevoli e con capacità di migliorare nell’invecchiamento, contrariamente a molti prodotti industriali. 

Se posati con i giusti prodotti, sono tutti materiali che non rilasciano inquinanti indoor, contribuendo a rendere gli ambienti interni salubri. 

Si tratta inoltre di materiali che parlano la medesima lingua di quelli che troviamo già posati nella maggior parte delle case che ristrutturiamo, soprattutto in campagna, sia in termini tecnologici che in termini di estetica. 

Un altro aspetto che riteniamo molto importante, e che ci orienta nelle scelte, è la provenienza: la gran parte dei materiali sopracitati sono prodotti a km zero, a partire da materie prime prodotte in zona. Questo aspetto per noi è molto importante: ci piace valorizzare i saperi artigianali del luogo dove lavoriamo, sia la Toscana o qualsiasi altro posto. Ed è anche uno dei pochi modi per sfuggire alle logiche della globalizzazione, che troppo spesso porta ad una spersonalizzazione dei progetti di architettura che non hanno più alcun legame con il luogo nel quale sorgono. Utilizzare materiali naturali, artigianali, locali, è a nostro modo di vedere un modo per elevare la qualità del progetto rafforzandone il legame con la storia e la tradizione di un luogo. 

Al tempo stesso, ci piace studiare pose contemporanee per questi materiali, e quindi riaffermare la necessità di innovare, guardare avanti, contestualizzare questi oggetti e queste tecniche all’oggi. 


CASA CITERA
Credits; Leonardo Morfini

In the event that you cannot design the project as an integral renovation, without being able to replace the whole structure (as maybe in the case of a reformation in a building such as an apartment or an office), what would be the starting point of your project?

We must say that it is not something that happens to us frequently, because people, knowing our work, often call us for integral restructuring. Nor is it possible, in our experience, to answer this question unambiguously, because it depends on the context. For example, if we work in a rural context or a historical urban context, where the house already has a long history that is reflected in configuration, materials and spaces, generally we try to have a very respectful attitude. Even just enhancing the unexpressed aspects of the house, finding and restoring the materials and the ancient technological solutions can guarantee the success of the work. 

If instead we work in a more modern context, for example a house built in the twentieth century without particular merits or a rural house that has been disrupted by a past renovation, then we certainly like to propose a strong design theme that would radically determine the new character of the house. In these cases, even if we do not radically intervene on the renovation, we try to leave our strong mark with the tools available, be they interior design, finishes or furniture.

When it is possible, therefore, we like to interpret the places which we are contracted to redesign and showcase their qualities, therefore having a “collaborative” effort rather than an approach that tends to impose a new idea radically. It is clear that there are especially modern contexts that are not very functional as well as completely impersonal, and that allow us to create a new identity to the house with the possible tools determined by the budget and the intentions of the client.

Nel caso in cui non possiate far partire il progetto da una riforma integrale, quindi senza poter sostituire tutta la struttura come magari nel caso di una ristrutturazione in un immobile come un appartamento o un ufficio, qual’è l’aspetto che privilegiate, quello che mettete come punto di partenza dei vostri progetti?

Dobbiamo dire che non è una cosa che ci accade di frequente, perché le persone, conoscendo il nostro lavoro, ci chiamano spesso per ristrutturazioni integrali. E non è neanche possibile, per la nostra esperienza, rispondere in maniera univoca a questa domanda, perché molto dipende dal contesto. Ad esempio, se lavoriamo in un contesto rurale oppure un contesto urbano storico, dove la casa ha comunque già una sua storia lunga che si riflette sulle forme, sui materiali e sugli spazi, in linea generale cerchiamo di avere un atteggiamento molto rispettoso; spesso in questi casi, anche il solo valorizzare gli aspetti inespressi della casa, ritrovarne e restaurarne i materiali e le soluzione tecnologiche antiche può garantire la buona riuscita del lavoro. 

Se invece lavoriamo in un contesto più moderno, ad esempio una casa costruita nel Novecento senza particolari pregi oppure su una casa rurale che è stata stravolta da una passata ristrutturazione, allora ci piace senz’altro proporre un tema progettuale forte, che determini radicalmente il nuovo carattere della casa. In questi casi, anche se non interveniamo radicalmente sulla ristrutturazione, cerchiamo comunque di lasciare una nostra impronta forte con gli strumenti a disposizione, siano essi l’interior design, le finiture o l’arredo.

Quando è possibile, pertanto, ci piace interpretare i luoghi nei quali siamo chiamati ad intervenire per poi esaltarne le qualità con il progetto, quindi avere un appoccio “collaborativo” piuttosto che un approccio che tende ad imporre radicalmente una nuova idea. E’ chiaro che esistono dei contesti soprattutto moderni che sono poco funzionali oltre che del tutto impersonali, e che quindi ci permettono di creare una nuova identità alla casa con gli strumenti possibili determinati dal budget e dalle intenzioni della Committenza.

CASA CITERA
Photo credlits: Leonardo Morfini

Officine Abitare

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