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In collaboration with OGS

Studio Svetti Architecture

Osteria Moderna ad Arezzo: la tradizione toscana in rosso amaranto

Date: Luglio 13, 2022
City / State: Arezzo/Italy

Questa storia comincia con “C’era una volta… l’osteria”.

L’osteria era un punto di ritrovo per i paesani e un luogo dove i viaggiatori potevano trovare ristoro. All’osteria non si era mai soli, e un buon bicchiere di vino si beveva, e si beve ancora oggi, più volentieri quando si è in compagnia. Un luogo che ha il sapore di un tempo antico e di una ritualità perduta oggi ritorna di attualità e si rinnova attraverso un progetto di ristorazione firmato dall’architetto Emanuele Svetti di Studio Svetti Architecture.

Si chiama proprio Osteria Moderna il nuovo locale che ha aperto i battenti l’8 aprile 2021 all’uscita del casello di Arezzo: città di Vasari, Petrarca, Guido d’Arezzo e Piero della Francesca, gioiello immerso nel cuore della Toscana. Un concept nato cinque anni fa nello studio di architettura toscano, che oggi vede finalmente la luce come un segno di speranza: “le idee che dall’ombra trovano la luce”, racconta l’architetto. Questa location si propone concettualmente come una moderna osteria destinata a chi viaggia, per la sua naturale collocazione, facile da raggiungere per chi percorre l’Autostrada del Sole da nord a sud o viceversa, senza tralasciare l’opportunità che diventi anche un punto di riferimento per una clientela locale. Se da una parte è vero che il concept progettuale si rifà a un luogo della memoria, occorre altresì sottolineare il tema della contemporaneità del disegno.

“Mi piace creare interni che durino nel tempo – continua l’architetto Svetti – è questa la chiave del successo degli ambienti che progetto, in un mondo sempre più freneticamente alla ricerca di formule di successo. Mi piace progettare spazi che combinino sofisticazione concettuale e facilità funzionale.”

Nel caso di Osteria Moderna, il colore è stato il punto di partenza: una tonalità cara alla città, l’amaranto, nella sua particolare sfumatura di rosso caldo e avvolgente, che si palesa all’interno del locale in modalità “full color”, con lo stesso impeto di un cuore intrepido.

“Un tocco di rosso fa più effetto di una secchiata d’acqua, amava ricordare Matisse – spiega Svetti – il rosso attrae, in qualche maniera ‘attacca’; in poche parole è quanto di meglio esista per comunicare visivamente. Il rosso è il colore dell’energia, ma anche quello del vino tanto caro alla mia terra, è potenza ed emozione; non a caso è anche uno dei colori più amati ad Arezzo, la città dei ‘botoli ringhiosi’, come Dante appellò i suoi cittadini, in tono coloritamente dispregiativo, nella Divina Commedia.”

All’insegna della convivialità

Nella morfologia, come nella ripartizione degli spazi, c’è un richiamo all’osteria tradizionale. Come accadeva in passato, anche all’Osteria Moderna si viene accolti nell’area “mescita”, che oggi come allora funge da filtro tra chi desidera fermarsi per una breve pausa e chi invece cerca un luogo dove potersi accomodare. Nelle osterie, la zona ristorazione era nascosta all’occhio del passante e soprattutto divisa dall’area bar, dove si giocava a carte e si beveva in compagnia. In questo caso la zona caffetteria è il primo filtro, dotata di angoli snack per il consumatore “mordi e fuggi” che garantiscono comfort anche a chi si ferma soltanto per fare colazione o degustare un tagliere di norcineria in pausa pranzo. Attraverso un sistema di setti metallici, realizzato su disegno dello studio, si accede quindi all’area ristorante, dove si può consumare un pasto in un’atmosfera elegante e rarefatta, caratterizzata dal colore uniforme dell’ambiente su cui si integrano, con un uso calibrato, quasi come incisi, elementi metallici e inserti in cemento.

Il locale dispone di 90 coperti distribuiti su 350 metri quadrati e, se vogliamo, questa potrebbe essere letta come un’eccezione rispetto a un’osteria tradizionale, dove coperti e spazi erano molto più limitati. All’esterno, un dehors permette nelle stagioni calde di accomodare gli ospiti anche all’aperto, con arredi che richiamano l’interno seppur in maniera più sobria e contenuta. Come nella migliore tradizione, la locanda o l’osteria era gestita da una famiglia che la faceva funzionare a rotazione nei diversi momenti della giornata. Anche in questo caso la famiglia proprietaria dell’immobile ha deciso di avviare un’attività di ristorazione che si affianca alla gestione dell’albergo, sempre di sua proprietà – il Garden Hotel Arezzo – che si trova esattamente alle spalle del ristorante, completandone l’offerta.

I materiali della memoria

“A volte è bello stupirsi e lasciarsi inebriare da profumi esaltanti, sapori decisi e colori tipici”: è su questo concetto che è stato pensato l’involucro del locale. Realizzato come una superficie continua, il pavimento è in resina epossidica, con inserti in graniglia decorata ad effetto terrazzo alla veneziana, che creano un mix materico-cromatico anticonvenzionale. Al centro dell’area ristorante, un tappeto di cementine su disegno in tre tonalità di grigio crea un’inaspettata variante cromatica e un punto di attrazione nell’ambiente, grazie al contrasto deciso scelto dallo studio.

I tavoli in metallo, dalle linee rigorosamente minimal, accolgono un piano in cemento grigio levigato, a ricordo e rielaborazione dei vecchi arredi delle trattorie, dove il legno e il marmo la facevano spesso da padrone. Il loro dimensionamento e la possibilità di variarne la disposizione consentono un utilizzo poliedrico dell’ambiente, che a seconda delle occasioni può diventare una moderna sala banqueting con tavoli conviviali, rimanendo al contempo in linea con le normative post-pandemiche sul distanziamento tra i tavoli. Nella visione dell’architetto la convivialità è assolutamente privilegiata e, confidando di arrivare quanto prima a una “nuova normalità”, il suo indirizzo va verso una miscellanea di situazioni che amalgamano privato e socialità, perché anche questo aspetto faceva parte del concetto di osteria.

Completano il locale le quinte in cotto realizzate su disegno, la teatrale bottigliera in lamiera brunita, sfondo della sala ristorante, e il bancone rivestito in vetro cannettato e argentato, incastonato su un telaio in metallo calamina. Le sedute imbottite che si distendono lungo una parete dell’area ristorante sono realizzate da un artigiano tappezziere su disegno dello studio, mentre nelle aree snack prevalgono, con le loro linee decise, gli sgabelli ArchiStool.

Giochi di ombre e di luci

“Nel tempo ho compreso quanto luce e ombra siano i lati opposti della medesima cosa – dice l’architetto – nel senso che il luogo illuminato dalla luce del sole viene sempre raggiunto dall’ombra, e così nei miei interni inserisco luce affinché venga sempre inseguita in qualche modo dalle ombre.” Questo “dialogo” tra ombra e luce vuole ricordare il romanticismo della luce rarefatta delle candele dei casali di campagna: un’illuminazione soft che richiama i luoghi di un tempo, dove la luce era solo funzione ma con momenti di grande valore estetico, grazie anche alle nuvole di fumo unite ai vapori eterei della cucina, spesso comunicante. Da qui l’ambiente riceveva odori e umori che cambiavano lo stato emotivo dei commensali, che vi ritrovavano il ricordo della “Famiglia”.

Da questo punto di vista il colore ha avuto una duplice funzione: creare un ambiente più armonioso e, allo stesso tempo, modulare la luce nelle varie fasi del giorno per dare spazio a una penombra estremamente rilassante. Al contrario, la zona caffetteria è molto luminosa: la luce entra naturalmente dalle finestre che si aprono lungo i lati dell’edificio, mentre di sera viene sostituita da fasci di luce artificiale, per un’illuminazione per nulla aggressiva ma soffusa e “riservata”. Questa sorta di antitesi tra giorno e notte, attraverso il gioco di luci e ombre generato dallo studio illuminotecnico degli ambienti, è parte del fascino evocativo del locale, in una sorta di rielaborazione della toscanità, visibile anche nell’offerta gastronomica, che propone un menù tradizionale toscano ben amalgamato a proposte di altre cucine.

Studio Svetti Architecture

Emanuele Svetti nasce a Cortona nel 1976 e, dopo aver completato la formazione alla Facoltà di Architettura di Firenze specializzandosi in Disegno Industriale sotto la guida del Maestro Roberto Segoni, fonda nel 2004 Studio Svetti Architecture.

Inizia così un percorso di ricerca e approfondimento tecnico-progettuale, che esula dalla teoria e dal disegno, rivolto alla riscoperta dell’artigianalità e alla ricerca di nuovi materiali da applicare alla produzione industriale, o di elementi della tradizione da reinterpretare in chiave moderna in quello che ama definire “New Tuscan Style”. Emanuele Svetti muove i primi passi nel mondo dell’interior collaborando con numerose aziende del settore del mobile e del contract, per le quali cura il design di prodotto e la strategia di mercato. Nella sua concezione antitradizionale fonde tendenze moderne e stili tipici della moda e del design, combinando al rigore spaziale colpi di glamour fatti di sostanza e di colore. I suoi interni sono facilmente riconoscibili per l’essenzialità delle strutture, che letteralmente esplodono nel loro dialogo con la materia mettendo l’uomo al centro di tutto. Quell’uomo la cui anima è profondamente legata alla sua terra, la Toscana, gravida di rimandi alla sua natura e ai suoi colori.

“Ogni progetto è un viaggio, come ogni viaggio è un progetto”: così Emanuele Svetti racconta il melting pot emozionale che nasce dall’incontro con nuove culture. Le esperienze e le passioni personali dell’architetto, così come tutto ciò che accade nel mondo, influenzano e si riflettono nella concezione di ogni nuovo lavoro, che diventa così una miscela sapiente di sensazioni, elementi, forma e materia, colori e intelligenza emotiva.

L’attività professionale si sviluppa sia a livello nazionale sia internazionale, con numerosi progetti nel mondo, dalla California al Nord Africa, dalla Russia alla Cina, fino all’apertura della sede di Londra nel 2016. Studio Svetti Architecture si dedica così alla realizzazione di spazi ricettivi, direzionali e commerciali, con particolare attenzione allo studio degli interni, fino ad arrivare all’architettura residenziale. È qui che il lusso, per Emanuele Svetti, si esprime nell’uso dei materiali e nella cura maniacale dei dettagli, dove la calibrazione dell’equilibrio delle ombre crea spazi rarefatti in cui il design è un tocco di glamour. Un lusso mai ostentato, che punta a un fascino senza tempo grazie anche al contributo di una tecnologia “smart”, pratica e sostenibile dal punto di vista economico, ecologico e relazionale.

Foto: Andrea Bartolozzi, Greta Costeri

STUDIO SVETTI ARCHITECTURE ITALY
Via Lauretana 73, 52044 Camucia, Arezzo (Italia)
Tel. +39 0575 62530
www.studiosvetti.com – info@studiosvetti.com

STUDIO SVETTI ARCHITECTURE UK
71-75 Shelton St., Covent Garden, Londra (UK)
Tel. +44 (0)7971 390 522
www.studiosvetti.com – info@studiosvetti.com

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