
In collaboration with ComuniArch

A Crissolo, nella frazione Bertolini, a 1.450 metri di quota, un ex edificio rurale di 87 mq rinasce grazie a R3 Architetti come abitazione contemporanea, in cui pietra di recupero, lose originali e soluzioni tecnologiche ad alte prestazioni dialogano con la presenza iconica del Monviso.
Ai piedi del Monviso, nella frazione Bertolini di Crissolo, nasce Casa de piatra, un intervento che si inserisce nel filone di rinascita delle borgate alpine piemontesi, richiamando le esperienze di Ostana, che precede Crissolo nell’alta Valle Po, e di Borgata Paraloup, a Rittana in Valle Stura.
Curato da R3 Architetti, il progetto non si limita alla rifunzionalizzazione di un ex edificio rurale di 87 mq, ma lavora sulla struttura preesistente che, da vincolo formale, diventa matrice progettuale. Ne risulta un manifesto del recupero delle borgate alpine, capace di dialogare con le politiche di rigenerazione territoriale che hanno reso celebri modelli come quello di Ostana.
Una traiettoria culturale: da Maurino a De Rossi
Per comprendere l’intervento è necessario guardare alla figura di Renato Maurino (1934-2020), l’architetto che proprio tra Crissolo e Ostana ha avviato una stagione pionieristica di interventi rispettosi dell’edilizia tradizionale alpina, lontani da ogni deriva folcloristica. Maurino ha insegnato che il recupero deve essere una sintesi moderna tra materiali della tradizione e tecnologie avanzate.
Questa lezione è giunta ai progettisti attraverso Antonio De Rossi, figura centrale nella rinascita contemporanea di Ostana, che ha introdotto lo studio all’architettura alpina con il suo corso al Politecnico di Torino, vero vivaio per la nuova progettazione nelle terre alte. La visione di De Rossi contesta l’idea novecentesca della montagna come “parco giochi” per turisti urbani e sostiene invece la necessità di riabitarla attraverso la produzione, l’innovazione sociale e la nascita di nuove comunità stabili, integrando l’architettura storica con il comfort contemporaneo e la sostenibilità ambientale. Un approccio che risuona anche nel recente docufilm Il tempo della montagna – ArchitetturAlpinA in dieci storie, in cui la progettazione d’alta quota è indagata come motore di cambiamento sociale ed ecologico.
La materia come matrice generativa
Il cantiere ha richiesto una scelta radicale: la demolizione della quasi totalità dello spiccato del fabbricato, resa inevitabile dal gravissimo degrado strutturale e materico delle murature perimetrali. Nel rispetto della memoria del manufatto sono stati conservati i due setti laterali in pietra murata con argilla, intesi non come vincoli formali ma come matrice generativa di un nuovo organismo architettonico.
Il dialogo tra passato e presente si materializza in un sistema misto in laterizio e calcestruzzo armato, progettato per rispondere alle normative antisismiche ed energetiche senza tradire le proporzioni originarie. La continuità materica è garantita dal riuso delle risorse locali: la pietra dei pilastri proviene dalla vecchia struttura, mentre le lose del tetto originario sono state reimpiegate per la pavimentazione.
Elemento centrale della composizione è il grande loggiato sul fronte sud, orientato verso il Monviso. Qui le bucature diventano dispositivi ottici: le finestre, reinterpretate come cornici, inquadrano porzioni selezionate del panorama alpino, trasformando il paesaggio in una presenza domestica costante.
All’interno, l’organizzazione planimetrica è governata dal tema dell’interno-esterno. Uno spazio a tutta altezza si interpone tra l’abitazione e il loggiato, richiamando le strette vie dei borghi alpini. Questa “strada interna”, come la definiscono gli architetti, ribalta la percezione tradizionale di chiuso e aperto: le camere si affacciano sul vuoto come volumi autonomi, generando una volumetria essenziale ma ricca di articolazioni. Un volume di servizio compatto accoglie cucina, bagni e scale, liberando il resto della pianta per la zona giorno e la zona notte.
Involucro, materiali e impianti: il comfort contemporaneo in alta quota
Il recupero si traduce anche in un lavoro attento sull’involucro e sull’integrazione di soluzioni tecnologiche pensate per il clima dell’alta Valle Po: a 1.450 metri di quota, Crissolo ricade in zona climatica F, la più fredda d’Italia. La nuova muratura è realizzata con un sistema in laterizio Poroton T2D, completato da 12 cm di isolamento in lana di roccia nell’intercapedine per migliorare le prestazioni termiche dell’edificio. I due setti originari in pietra murata con argilla non sono stati isolati e restano a vista anche all’interno: una scelta consapevole, che privilegia la memoria materica del manufatto e lascia leggibile, negli spazi abitati, la muratura tradizionale.
Particolare attenzione è stata riservata ai serramenti, realizzati da SERIM di Fantone Secondo e Mauro, piccola realtà artigiana di Barge che lavora direttamente la materia prima. I telai sono in lamellare di pino, gli imbotti in pino listellare; sul fronte nord, gli scuri pieghevoli sono in legno massello, mentre il fronte sud è protetto dall’ampio loggiato, che svolge anche una funzione di schermatura. Le finestre montano vetrocamera tripla con gas argon e raggiungono una trasmittanza termica media vicina a 0,9 W/m²K, variabile in base alla forma del singolo serramento: una soluzione che coniuga la tradizione artigianale locale con l’esigenza di contenere le dispersioni termiche.
Anche finiture e copertura seguono una logica di continuità con il contesto. Il pavimento interno è in parquet di rovere Easy Click di Corà, mentre le lose della copertura provengono da una cava di Bagnolo e sono state fornite direttamente dall’impresa, affiancate dal riuso delle lose originarie impiegate per la pavimentazione.
Sul fronte impiantistico, il riscaldamento è affidato a una pompa di calore aria-acqua Vaillant aroTHERM Split plus da 8 kW, abbinata a radiatori dimensionati per funzionare a media temperatura. A questa si affianca un camino a legna Rocal, modello City, che richiama il ruolo tradizionale del focolare nella casa alpina e partecipa attivamente al comfort: riscalda l’intero volume interno aperto della casa e, attraverso la canna fumaria, cede calore anche alla camera da letto sovrastante, pur restando indipendente dall’impianto a radiatori. L’acqua calda sanitaria è prodotta da un boiler elettrico Ariston Velis da 100 litri. La copertura è già predisposta per i pannelli fotovoltaici, la cui installazione è stata rinviata per ragioni economiche: i pannelli verranno montati in una seconda fase, quando la committenza potrà sostenere l’investimento.
La combinazione di involucro isolato, serramenti ad alte prestazioni e impianti elettrici contribuisce al contenimento dei consumi: a eccezione del camino a legna, la casa funziona interamente a energia elettrica, senza combustibili fossili. Il ricambio d’aria è affidato alla ventilazione naturale. La classe energetica stimata è B. L’intervento affronta così il tema del comfort contemporaneo in montagna senza rinunciare alla relazione con la materia e con le tecniche costruttive del luogo.
Una nuova dignità per le terre alte
Casa de piatra non è un episodio isolato. L’intervento si inserisce nelle iniziative di Crissolo, recentemente entrato nel circuito dei Villaggi Alpinistici (Bergsteigerdörfer), volte a promuovere uno sviluppo sostenibile e armonico dell’area alpina. Come già avvenuto a Ostana sotto la spinta di Maurino, anche qui il recupero architettonico di qualità diventa strumento per contrastare lo spopolamento e restituire dignità e bellezza a territori fragili ma ricchi di potenziale.
Il nome racchiude un valore simbolico: “Casă de piatră!” è un augurio che in rumeno significa letteralmente “Casa di pietra!”, un’invocazione alla durata e alla solidità di una relazione. Qui diventa metafora della nuova vita dell’edificio: un augurio di stabilità e permanenza per un’architettura che torna a essere cuore pulsante del territorio.
Talking About R3 Architetti
R3 Architetti nasce nel 2015 dalla collaborazione di Marco Pippione, Alexandru Popescu, Matteo Restagno e Gian Nicola Ricci. Compagni di università conosciutisi nell’aula R3 del Politecnico di Torino, hanno aperto il loro primo studio temporaneo realizzando in 13 mq una struttura leggera e flessibile, manifesto della loro architettura: assimilazione del luogo, dispositivi funzionali, lavoro sulle altezze, studio dei flussi e dei percorsi, matericità delle finiture, contrasti armonici, architettura nell’architettura.
Oggi l’atelier è composto da Marco Pippione, Alexandru Popescu, Matteo Restagno, Gian Nicola Ricci, Marzia Martinelli e Agostino Ruggiero, affiancati da tecnici di varie discipline per una gestione completa del progetto. Lo studio si è distinto negli anni per la qualità della progettazione d’interni, che gli è valsa numerosi riconoscimenti, e per l’aggiudicazione di concorsi di progettazione nazionali e internazionali.
CREDITS
Progetto: Casa de piatra
Progetto architettonico: R3 Architetti
Luogo: Frazione Bertolini, Crissolo (CN)
Mq: 87
Anno di realizzazione: 2025
Fotografie: © Majlend Bramo, © Marco Popescu
Materiali: pietra locale di recupero, legno, lose originali, calcestruzzo a vista, acciaio zincato
Brand e fornitori:
Chiediamo cortesemente di inviare il vostro articolo (PDF o URL) nel caso in cui pubblichiate il progetto a press@thus-newswire.com
Contact
Web: https://r3architetti.com/
Email: info@r3architetti.com
Exterior
Casa da Piedra
Designer: R3
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